Google+ Viaggio Senza Vento

mercoledì 19 marzo 2014

ARTE - Por la calle #StreetArtSantander #3 I selvaggi

Dopo #1 Roa, BoaMistura e Crajes e #2 I decorativi oggi vi proponiamo le opere de "I selvaggi": quelle manifestazioni, diciamo così, spontanee, che appaiono inaspettatamente per le strade della nostra città. Sono molti e sono ovunque, li potete vedere in centro e in periferia, imboccando un tunnel o all'ingresso di un locale, nei cortili delle scuole e sui muri dei centri sociali... 
In un tripudio di forme e colori sgargianti, ecco a voi la voce della strada.

Zona Calle Sotileza/Ayuntamiento e dintorni:


Santander


Santander

Santander


Santander


Zona Calle Tetuán e dintorni:


Santander

Santander

Santander

Santander


Zona Calle Santa Lucía e dintorni:

Santander

Vi sono piaciuti? Nel prossimo post ne troverete tanti altri ancora!

JessB.

Vedi anche:
Dino Buzzati, l'attesa
Buon compleanno a Jackson Pollock!
Un 2013 di scandali, scoperte e record battuti
Trova l'intruso! Il Natale secondo Ed Wheeler
Come Oloferne perse la testa per Giuditta
Egon Schiele, l'insostenibile pesantezza dell'essere
Le visioni oniriche di Vladimir Kush
Dino Buzzati, la città come meccanismo perverso
La stanza di Dino Buzzati (1968)
Wassily Kandinsky, Primo acquerello astratto: il divorzio tra realtà e pittura
Le dimensioni del sacro nell'arte contemporanea
Auguri a René Magritte, 115 anni oggi!
La materiologia di Carlo Patrone (1929-2010)
Artoteche, arte... in affitto!
Santander: Renzo Piano progetta il nuovo Centro Botin per l'arte contemporanea
Verona e il Barocco - 1. Il Palazzo della Gran Guardia
Verona e il Barocco – 2. Accademia Filarmonica
Verona e il Barocco – 3. La chiesa di San Sebastiano
Verona e il Barocco – 4. Palazzo Sansebastiani o dei Diamanti

giovedì 6 marzo 2014

MUSICA - Addio a Manlio Sgalambro, lunga vita a David Gilmour

battiato pink floyd

Giornata particolare per la musica, si è spento infatti oggi, 6 marzo 2014, il filosofo e poeta Manlio Sgalambro all'età di 90 anni, celebre anche per la sua collaborazione ventennale come paroliere per Franco Battiato.


Ma il 6 marzo è anche il compleanno di uno dei chitarristi e cantanti più influenti della storia del rock e non solo: buon compleanno a David Gilmour dei Pink Floyd che oggi compie 68 anni!

M.M.


Vedi anche:

[Recensione] - Triptykon - Melana Chasmata (2014)
[Recensione] - The Black Keys - Turn blue (2014)
Pink floyd in pillole #1
Tony Iommi, l'episodio della mano amputata
[Live] - Calibro 35 a Barcellona
[Temi] - La pioggia
Buon compleanno a David Bowie!
Top e flop del 2013
[Temi] - Il passato
[Temi] - La città
Auguri a Jim Morrison!
Auguri a Ozzy!

sabato 1 marzo 2014

ARTE - Dino Buzzati, l'attesa



La grande luna nera, 1970

In Dino Buzzati, la città come meccanismo perverso vi abbiamo parlato della vocazione pittorica del celebre scrittore italiano.

Oggi proseguiamo questo viaggio tra arte e scrittura con uno dei tema costitutivi della letteratura occidentale: l’attesa.

È l’attesa di Maria, del Redentore, della Terra Promessa (Bibbia); è l’attesa di Penelope (Odissea); è l’attesa che condiziona la vita in Leopardi (Il sabato del villaggio) o in Kafka (Il messaggio dell’imperatore); è l’attesa come pienezza vitale in Hesse (Siddharta); è l’attesa come illusione, disperazione, miseria in Màrquez (Nessuno scriva al colonnello); è l’attesa che tiene in vita in Beckett (En Attendant Godot).

Serpeggiando tra le pagine della letteratura, l’attesa arriva a Buzzati insinuandosi nelle sue opere pittoriche come in quelle letterarie e spostando il senso del racconto da ciò che accade a una sostanziale mancanza di grandi avvenimenti: il “senso” in Buzzati sta in ciò che è solo lasciato intendere ma che l’autore tace.

L’esempio più eclatante forse è il racconto Qualcosa era successo: qualcosa sì, ma non sapremo mai cosa. Tutta la narrazione si gioca infatti sull’attesa del protagonista di scoprire cosa sia successo, ma naturalmente Buzzati si guarda bene dal dircelo e il lungo viaggio in treno si trasforma in un interminabile presente vissuto attraverso i pensieri di un anonimo viaggiatore.

Lo stesso accade in opere come Toc, Toc del 1957 e Adieu del1958: in entrambi i casi la sensazione è quella di un’immobilità esistenziale, una sospensione sia temporale che spaziale, data dal vuoto sostanziale dell’ambientazione e dal clima generale di attesa che avvertiamo misteriosamente. Il lupo sta bussando alla porta, cosa succederà? Il cane ulula senza voce sotto lo sguardo assente della presenza alla finestra, che ne sarà di lui?

pittura
Toc, toc, 1957
 
Adieu
Adieu, 1958

L’attesa come dimensione di sospensione enigmatica di sapore metafisico la ritroviamo in Buzzati in numerose opere pittoriche nonché in racconti e romanzi.

Pensiamo per esempio al famoso Il deserto dei tartari. Qui l’attesa diventa l’unica vera protagonista della vicenda. Il tutto si svolge in un tempo indeterminato (manca qualsiasi connotazione temporale) e in un non-luogo, la Fortezza Bastiani, che non possiamo collocare geograficamente perché manca qualsiasi indicazione spaziale logica, non è nemmeno segnata sulle mappe; sappiamo solo che si tratta di un’area di frontiera tra le montagne, che affaccia sul deserto, altro elemento dall’alto valore significante: è la materializzazione del vuoto, la metafora del nulla, l’archetipo del silenzio. Il deserto non è che una pianura immensa, che si spalanca davanti alla fortezza: da qui potrebbero giungere degli “invasori” non meglio identificati. 
Qui viene stanziato Giovanni Drogo, il protagonista, appena nominato tenente.
Quando parte alla volta di questo luogo enigmatico è entusiasta e carico di aspettative, ma ben presto avverte il vago presentimento di cose fatali. Alla fortezza non deve fare altro che attendere. I giorni, gli anni trascorrono uguali e monotoni irretendolo in una routin di azioni e gesti quotidiani. Si crea un clima di attesa inquieta, irrazionale, spasmodica, che fa perdere al protagonista (come a tutti gli altri abitanti della fortezza) il senso del tempo. Assistiamo a uno scollamento tra il tempo della realtà, che scorre inesorabilmente, e il tempo interiore, quello dell’esistenza individuale, fissato nell’immobilità dell’azione, nell’inazione connaturata all’attesa. Un giorno Drogo avvista una macchia nera nel deserto: “gli altri” stanno costruendo una strada. Un dispaccio avverte di concentrare le truppe. Si riaccende finalmente la speranza. È giunto infine il grande avvenimento, l’avvento dei tartari, l’unica cosa che può finalmente dare un senso a quell’attesa alienante che li aveva tenuti in ostaggio, tutta la vita (Buzzati suggerisce un’amara metafora dell’esistenza: tutto quello che ci fabbrichiamo dentro e addosso deve avere un senso, uno scopo, altrimenti è inutile, noi siamo inutili). Ma Drogo ormai è invecchiato e proprio quando i tanto attesi nemici sono alle porte, il comandante lo costringe a lasciare la fortezza. Andandosene vede i giovani soldati procedere verso l’attesa battaglia, l’agognata gloria. Infine, malato e solo, affronta l’unica vera battaglia, quella uguale per tutti, la sola per la quale non è vana l’attesa: la morte. Non c’è nulla di tragico tuttavia in questo, Dorigo muore con il sorriso sulle labbra. Qui come altrove la morte viene puntualmente esorcizzata da Buzzati come approdo logico e naturale, è un dato oggettivo, un dato di natura, è l’evento che dà la misura dell’uomo. Non per nulla nell’opera pittorica Il deserto dei Tartari, chiaramente riferita al romanzo, Drogo è fatto di nulla, è una divisa militare, si è trasformato in ciò a cui aveva donato l’esistenza annullando se stesso completamente.


Il deserto dei Tartari
Il deserto dei Tartari, 1970
La stessa dimensione sospesa di attesa enigmatica e fatale la troviamo in opere come Una fine del mondo, 1967. Una piazza sostanzialmente vuota, definita da due anonimi palazzi e dalla sagoma nera di una sconosciuta città, probabilmente Milano dal momento che quando si parla di città in Buzzati è sempre qui che ambienta romanzi e pitture. Unici elementi a rompere il vuoto della piazza desolata, una statua in controluce e quattro silhouettes di omini che fuggono. Ma la vera protagonista è la luna, gigantesca e incombente fino a diventare spaventosa. La stessa luna inquietante la vediamo in La grande luna nera, 1969. Questa volta la piazza lascia il posto a una porta di scatola gialla che non possiamo identificare con una struttura architettonica reale. Una minuscola figurina sta in piedi, immobile nel giallo piatto e silenzioso. L’immensa luna, nera questa volta, incombe dall’alto, lasciando presagire solo catastrofi.

Una fine del mondo
Una fine del mondo, 1967
Ne L’orologio, 1970, invece siamo in un interno, ma non per questo l’idea di un tempo sospeso e di un’attesa greve è meno palpabile. L’orologio in primo piano segna le 12 e 23 circa, il pendolo è bloccato, come immortalato durante la sua oscillazione. La ragazza, misteriosamente nuda, ci rivolge uno sguardo assente, vuoto. Regge nell’unica mano che vediamo un rosario. Il tono cupo e l’atmosfera buia sono rotti dal filtrare di un fascio di luce attraverso una porta, al centro della quale si staglia in controluce un’angosciante presenza. Non sappiamo se si tratti di un uomo o una donna, non sappiamo nemmeno se si tratti di un essere umano. Sicuramente, il suo stare in piedi immobile sulla soglia concorre, più di ogni altro elemento sulla tela, a generare una sensazione di sospensione enigmatica e inquietante. 

L'orologio
L'orologio, 1970
In tutti e tre i casi è forte la, più o meno esplicita, atmosfera metafisica. La piazza semideserta di Una fine del mondo, la muta presenza de La grande luna nera, l’orologio dell’omonimo dipinto, sono tutti elementi che inevitabilmente ci fanno pensare a Giorgio de Chirico. L’attesa e l’enigma d’altronde sono elementi connaturati alla pittura metafisica, per questo probabilmente Buzzati si sente così vicino a questa poetica.

Un altro esempio di narrazione in cui la vera protagonista è l’attesa, è Un amore (1963). Antonio Dorigo, architetto di 49 anni, conosce Laide, una giovane prostituta, che non ha nemmeno la metà dei suoi anni. Dall’iniziale indifferenza dell’uomo nei suoi confronti ci troviamo noi stessi invischiati in una spirale di passione irrazionale. Attraverso una subdola excalation di piccoli, inavvertibili eventi, Laide diventa ben presto una fissazione, un’ossessione, che fa perdere completamente la testa a Dorigo, il quale rischia tutto, e si trova sull’orlo del baratro, della rovina, completamente consumato dal desiderio di averla solo per sé. Lei, impudente e inafferrabile si muove leggera tra le pagine del romanzo con grande ingenuità e leggerezza. Ed è proprio questo a farlo impazzire. Per cui l’attesa, in questo caso, non si gioca sui tempi morti, come del Deserto, ma si inserisce in questa spirale infernale, prendendosi continuamente gioco di Dorigo, il quale non fa che aspettare, e più si innamora, più le attese diventano lunghe, strazianti, ridicole. Alla fine, quando finalmente Laide può dirsi sua, il desiderio sparisce. Laddove finalmente ottiene la dedizione esclusiva della donna, tutto perde improvvisamente significato. 

«Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda, è un tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne, o di anima forse, con dentro un adorato e impossibile sogno. […] Ma la città dormiva, le strade erano deserte, nessuno, neppure lui alzerà gli occhi a guardarla»

Nel Deserto, come in Un amore, ci troviamo difronte all’idea di una vita passata ad aspettare un evento che sia portatore di senso, di pace, di soddisfazione. Ma ciò non avviene mai e in entrambi Buzzati ci prospetta l’amara consapevolezza che il vero evento, l’unica cosa che rende magico e desiderabile l’obbiettivo, è l’attesa stessa.

L’attesa, insomma, è prima di tutto una condizione esistenziale, quella dell’uomo novecentesco, oppresso e alienato dai meccanismi della società contemporanea, imprigionato nella routin della vita quotidiana. Una vita vissuta in funzione di un futuro imprecisato, aspettando l’avvenimento che finalmente darà un senso a questa esistenza grama. La verità, lo sappiamo, è che non c’è nulla da attendere, se non la morte. 

JessB

Vedi anche:



venerdì 21 febbraio 2014

VIAGGI - Le 8 cose da fare a Barcellona

Barcelona

Una delle mete imprescindibili per chi volesse visitare la Spagna è naturalmente Barcellona.
Che tipo di turista sei? Il cacciatore d'arte che si aggira per le città con occhi solo per musei e cattedrali? Sei un turista festaiolo che vive di notte e il sole lo vede solo all’alba tornando verso casa? O siete più per la spiaggia, il sole e il mare? Vuoi fare tutte queste cose e magari anche mangiare bene spendendo poco? Barcellona è la città che fa per te!
Insomma, in una città così varia e cosmopolita potete vivere tutti i tipi di vacanza che desiderate, anche in un solo weekend. Noi ci siamo fermati 3 giorni e abbiamo redatto per voi una lista di cose da fare e da vedere: un cocktail perfetto di mare, cultura e divertimento per godere appieno di Barcellona senza dover rinunciare a nulla!

Per gli amanti dell’arte e dell’architettura consigliamo ovviamente la Barcellona di Gaudí: un itinerario di un giorno tra i capolavori dell’architetto più famoso di Spagna:
  • Gaudí - La Sagrada Familia Basilica cattolica tuttora in costruzione, massimo capolavoro dell’architetto catalano, simbolo della città e meta obbligata per qualsiasi tipo di turista. Da qualsiasi belvedere intorno alla città la potete ammirare, svettante su tutte le altre costruzioni in una mistica tensione verticale che fa di lei la padrona indiscussa dello skyline di Barcellona. Spettacolare non solo per la mole ma per ogni dettaglio architettonico e decorativo, degli esterni ma soprattutto degli interni, in cui un’infinità di fasci luminosi dal sapore surreale donano allo spazio una sacralità che va ben al di là del religioso
  
Barcelona Gaudí

        
        Carrer de Mallorca, 401, 08013 Barcelona 
        METRO linea blu L5 o linea viola L2 fermata Sagrada Familia 
        ORARI Ottobre - Marzo: 09:00 - 18:00
                   Aprile - Settembre: 09:00 - 20:00
                   25 Dicembre e 26 Dicembre, 01 Gennaio e 6 Gennaio: 09:00 - 14:00
         BIGLIETTI a partire da 14,80 € (i costi aumentano in base ad opzioni aggiuntive 
                         come per esempio l’audioguida, è possibile risparmiare 
                         qualcosina con la BarcelonaCard)
  • Gaudí - Casa Pedrera Originariamente pensata come complesso di appartamenti (6 piani da 8 appartamenti l’uno), oggi la Pedrera è uno dei più importanti musei di Barcellona. Ospita dipinti rinascimentali e una collezione di arte contemporanea, ma val la pena visitarla anche solo per la particolarità dei suoi interni. Non c’è una parete dritta in tutto l’edificio e questo fu causa di incertezze per gli originari compratori e affittuari: come potevano arredi adattarsi a spazi tanto singolari?
        Calle Provença, 261-265, 08008 Barcelona
        METRO linea verde L3 o linea blu L5 fermata Diagonal
        ORARI 05 Novembre - 28 Febbraio: 09:00 - 18:30
                   01 Marzo - 04 Novembre: 09:00 - 20:00
        BIGLIETTI 16.50 € (anche in questo caso è possibile risparmiare qualcosina 
                         con la BarcelonaCard)
  • Gaudí - Casa Batlló La Casa Batlló è considerata uno dei massimi capolavori di Gaudí sposa un barocco alla Borromini e una decoratività tutta gotica. La facciata posteriore è meno interessante ma richiama nelle linee sinuose di quattro terrazze continue, l’andamento di quella anteriore. Il tetto infine, di ispirazione zoomorfo-fantasy, mima il dorso di un drago. Curiosità: due degli appartamenti sono tuttora abitati da degli affittuari!

Barcelona Gaudí

            
         Passeig de Gràcia, 43, 08007 Barcelona
         METRO linea viola L2 o linea verde L3 o linea gialla L4 fermata Passeig de 
                      Gràcia
         ORARI Da lunedì a domenica: 9:00 – 21:00
         BIGLIETTI 20.35 € (gratis per i minori di 7 anni)
  • Gaudì - Park Guell Un immenso parco con una vista privilegiata sulla città fino al mare, popolato da cactus, colonnati, grotte e sculture. Secondo il progetto originario doveva diventare una specie di città-giardino, un insediamento con alloggi, studi, una cappella ed un parco, per un totale di 60 abitazioni, ma fu acquistato solo uno dei lotti e furono completate solo due abitazioni (in una delle quali abitò per molti anni lo stesso Gaudí). Al centro del parco sorge la famosa piazza pensile col parapetto decorato dai mosaici in ceramica tipici dell’architetto. Vi consigliamo di vistarlo nel pomeriggio: l’ingresso al parco è libero mentre per visitare le case e la terrazza bisogna comprare l’ennesimo (salatissimo) biglietto, ma dalle 18.00 anche l’accesso a quest’area è gratuito! Così avrete tutto il tempo di godervi una lunga passeggiata nel parco, fermarvi ad ascoltare i musicisti in cui vi imbatterete qua e là, e poi, al calar della sera, visitare gratuitamente la zona museale. 

Barcelona Gaudí

         METRO linea verde L3 fermata Vallarca
         ORARI 25 ottobre - 23 marzo: 08:30 - 18:00
                    24 marzo - 19 ottobre: 08:00 - 21:30
         BIGLIETTI 8 € (gratis dopo le 18.00) 

         Lo sapevate? Solo due delle opere di Gaudì si trovano al di fuori della 
         Catalunya, una di esse, El Capricho, la potete ammirare a Comillas, in 
         Cantabria!

La Rambla è un lungo viale che collega Plaça de Catalunya con il porto antico. Al centro di esso trovano posto bancarelle di ogni tipo e persino un mosaico di Mirò. È un po’ il cuore della città, ci passeggiano turisti e barcellonesi, tutti i giorni a qualsiasi ora. Alcuni tratti assumono un nome diverso in base alle attività che ospitano: la Rambla de les flores per esempio è un tratto di Rambla popolato dalle coloratissime bancarelle di fioristi; la Rambla del mar invece è un lungo molo che conduce a una piattaforma galleggiante, costruita in occasione delle Olimpiadi del 1994.
Altri luoghi da visitare sulla Rambla: Fontana di Canaletes, Mirador de Colombo, Museo delle Cere, Bosco delle fate, Mercado de la Boqueria.

Il Barrio Gótico
È il centro della città vecchia di Barcellona, parte del distretto Ciutat Vella, delimitato a ovest dalla Rambla e a est dalla Via Laietana, che lo separa dal quartiere del Born. A sud affaccia sul mare, a nord sbocca in piazza Catalunya. È qui che si trovano per esempio la Cattedrale di S. Eulalia e il Museo Picasso, ma è anche il quartiere perfetto per gironzolare alla ricerca di belle piazzette, negozi di ogni genere, baretti tipici dove bere una caña e assaggiare qualche tapa.
Ma se la fame è tanta e qualche stuzzichino non la soddisfa, vi consigliamo Carrer dels Escudellers: pieno di negozi di pizza al taglio e non solo (uno è gestito da un ragazzo italiano che fa di quelle focacce farcite da acquolina in bocca!). Anche se: siamo in Spagna, non preferireste assaggiare qualche piatto tipico? Il Barrio Gotico è disseminato di ristoranti, alcuni dei quali propongono allettanti menù a 10 euro. Primo, secondo, un bicchiere di vino e dolce, cosa volete di più? Noi, per restare in tema ne abbiamo scelto uno che si chiama Gaudì.

Montserrat
Se avete mezza giornata libera vi consigliamo una gita fuoriporta al Monastero di Montserrat, sull’omonima montagna, uno spettacolare complesso benedettino arroccato a 720 mt di altezza.
Il modo più semplice per arrivarci è il treno (fino alla stazione di Aeri Montserrat, da qui dovrete prendere la funivia detta Aeri che in pochi minuti arriva nei pressi del Monastero) ma potete anche avventurarvi in auto.

Barceloneta: mare e spiagge
Un pomeriggio al mare? Prendete la linea gialla della metropolitana (L4) e scendete a Barceloneta! Vi aspetta un’enorme spiaggia bianca lunga chilometri dove poter prendere il sole, fare un tuffo nel Mediterraneo, fare surf o stand up paddle, mangiare pesce fresco in un ristornate in riva al mare, starvene seduti su una panchina ad osservare la linea indefinita tra l’azzurro del cielo e il blu mare in attesa del tramonto, etc. etc. etc. 

Barcellona Mare

Generator Hostel
Barcellona è piena di ostelli, non vi sarà difficile trovarne uno. Ma quello che abbiamo trovato noi, quasi per caso, ci è piaciuto moltissimo, quindi ve lo consigliamo! Si chiama Generator Hostel e si trova in Carrer de Córsega 377, non lontano dalla Sagrada Familia e dalla Pedrera. Prezzi ottimi (circa 10 euro a testa per notte), struttura nuovissima, camere comode e pulite (con bagno all’interno), spazi comuni veramente godibili, con tanto di bigliardo, postazioni internet, bigliardino, zona scacchi, libri e dischi da consultare liberamente, vari salottini dove poter chiacchierare, giocare a carte o a un gioco in scatola etc. etc. Unica pecca: non c’è la cucina comune, ma c’è un bellissimo bar e una sala per le colazioni dove con al massimo 3/4 euro (dipende dalle promozioni) potete approfittare di una colazione internazionale.

Barcellona ostello


Marula Cafè C/Escudellers 49
Situato in pieno Barrio Gótico, dalla Rambla inoltrandosi in Carrer dels Escudellers per poche centinaia di metri, propone costantemente musica dal vivo (soprattutto rock alternativo) in un ambiente molto intimo e accogliente. Care le consumazioni (4 euro la birra, 7 i cocktail…) ma decisamente particolare il posizionamento del palco, completamente visibile da ogni lato, fatto salvo per le colonne che sorreggono il basso soffitto, il quale crea un’ottima acustica e un ambiente molto “underground”. Noi, per esempio, ci siamo gustati la performance dei Calibro 35.

Carrer dels Tallers: musica, musica e ancora musica!
Per gli appassionati di musica, segnaliamo Carrer del Taller, una piccola traversa della Rambla in prossimità di Plaza Catalunya. In questa vietta si trova ogni ben di dio per quanto riguarda vinili, cd, dvd (nuovi o usati a prezzi modicissimi), t-shirts e gadget di ogni tipo. In particolare visitate Discos Revolver (http://www.revolverrecords.es/) e Discos Castelló (http://www.castellodiscos.es), che da soli propongono una tale quantità di dischi (suddivisi maniacalmente per generi, sottogeneri e artisti) da necessitare ore e ore per essere completamente esplorati!

JessB. e M.M.


Vedi anche:

Pillole di Cantabria: 12 luoghi che dovete vedere
Madrid low cost #1
Madrid low cost #2  
Madrid low cost #3
Madrid low cost #4 
Turistas "entre Comillas"
600 Km in bici
Un Natale tra cozze, calimocho e il Signor Spock
Kite surf e fondali scoperti

Anche i naufraghi mangiano fagioli
Tra Oceano e Montagne, lo sguardo eterno della Natura
Verona e il Barocco - 1. Il Palazzo della Gran Guardia
Verona e il Barocco – 2. Accademia Filarmonica

Verona e il Barocco – 3. La chiesa di San Sebastiano

Verona e il Barocco – 4. Palazzo Sansebastiani o dei Diamanti