Ci sono posti che racchiudono ed emanano strane sensazioni,
quasi che avessero un’energia tutta loro. Forse è solo suggestione dovuta a
scenari mozzafiato, che neanche il più abile dei paesaggisti saprebbe immaginare
così magici, o forse è la natura stessa che emana il suo respiro da milioni di
anni. E in qualche modo noi lo percepiamo.
È questo il caso di Liencres e delle sue dune.
Tutto era nato da una giornata fredda ma incredibilmente
soleggiata. Abbiamo così deciso di salire sulla nostra intramontabile Honda
(Ribattezzata la Vecchia Betsy) e partire per una gita verso ovest, seguendo la costa
cantabra alla ricerca di una spiaggia di surfisti da fotografare. Già pochi chilometri
dopo essere usciti dall’interland di Santander avremmo dovuto capire che quello
che avremmo incontrato non sarebbe stata la “solita” spiaggia di surfisti.
Il
landscape della Cantabria è molto più simile a quello della Gran Bretagna che
della Spagna. Fin qui niente di nuovo, quasi tutta la costa nord della Spagna è
formata da un territorio caratterizzato da altipiani ondulati che vengono
bruscamente interrotti da scogliere a strapiombo sull’Atlantico. Altipiani che
ospitano pascoli verdissimi, d’altro canto il clima qui è questo: temperato, piovoso.
Quindi non ci siamo stupiti nemmeno quando, durante il tragitto da Santander a
Liencres, abbiamo attraversato villaggi che nulla hanno a che spartire con la
cultura e l’architettura spagnola, ma sembrano un distaccamento della verde
Irlanda, tetti ripidi colorati e taverne in legno compresi.
Ma dopo esser scesi
in alcune baie meravigliose, alcune di esse antichi luoghi di culto cristiano,
è dopo aver superato per errore il piccolo agglomerato di Liencres che abbiamo scovato
un sito che ricorderemo a lungo… Dalla strada principale, “alta”, lontano da
ogni centro abitato, una deviazione scende in direzione mare. Incuriositi
l’abbiamo imboccata lasciandoci alle spalle una nuda parete di roccia bianca per
incontrare uno scurissimo ma incantevole bosco di pini marittimi. Sbucati da
questa macchia una vista mozzafiato… La conformazione ci è parsa molto simile a
quella di altri spot cantabri (o baschi…): ampio parcheggio, furgoni Volkswagen
con ragazzi e ragazze di ogni età, dai 15 ai 50, che si preparano per
affrontare l’oceano o che combattono l’aria gelida dopo aver passato ore in
acqua.
Ma sono l’ampiezza e lo sfondo di questo quadro che lasciano
esterrefatti. A perdita d’occhio una spiaggia completamente piatta accarezzata
da lunghissime onde regolari che “rompono” lontanissime dalla costa e
lentamente la raggiungono.
Da contorno un paesaggio a dir poco surreale, esotico
e selvaggio ma allo stesso tempo incantato, dove due ambienti molto diversi tra
loro si incontrano e si fondono in un connubio più unico che raro. È come se
l’alta montagna fosse scesa per abbracciare l’oceano, o quest’ultimo cerchi di
risalire la terra ferma per raggiungere le vette innevate della Cantabria. Ciò che nasce dall’incontro tra questi
due climi totalmente diversi è una striscia di terra larga poche centinaia di
metri ma lunga chilometri e chilometri. E il
risultato di questa fusione, situato tra la spiaggia e le buie pinete di pini
marittimi, è qualcosa di stupefacente, fuori dal tempo e dallo spazio: un deserto di dune, a perdita d’occhio,
interrotto e colorato solo da una vegetazione bassa, a macchie, piegata ai
voleri del vento. Addentrandoci e scavalcando una duna dopo l’altra grazie a
pseudo-sentieri ricavati tra vegetazione e sabbia, abbiamo incontrato piccole
piante grasse, funghi e conchiglie. Nessun animale, nessun uccello, nessun
insetto, solo vento e silenzio in una coesistenza di ambienti che ha del
surreale.
Ma non è tutto. Ad ogni passaggio tra una duna e l’altra basta
alzare lo sguardo verso il mare per essere ipnotizzati dagli enormi faraglioni
che dominano l’orizzonte, lontani, imperiosi e fieri tra le inquiete acque
dell’Atlantico. Provare ad immaginare da quanti milioni di anni combattono
l’erosione dell’acqua e del vento è qualcosa che farebbe girare la testa a
qualsiasi mente, anche la più fredda e cinica. Perché sono proprio lì, è chiaro
che ti osservano silenziosamente sussurrano la piccolezza dell’umanità di
fronte all’infinità del tempo.
Come non bastasse, girando il capo in direzione
opposta ai faraglioni, sullo sfondo non ben definito a causa della troppa luce,
eccole: le cime delle montagne della Cantabria, completamente innevate, severe,
a ribadire lo stesso concetto: “Non siete nessuno piccoli uomini. Passerete in
fretta come molti altri prima di voi, ma noi saremo ancora qui a sfidarci a distanza, a
resistere alle bufere di neve e alle mareggiate. Noi siamo i padroni della
terra. Noi siamo la Terra.”
M.M.
Vedi anche:
Pillole di Cantabria: 12 luoghi che dovete vedere
Le 8 cose da fare a Barcellona
Madrid low cost #1
Madrid low cost #2
Madrid low cost #3
Madrid low cost #4
Turistas "entre Comillas"
600 Km in bici
Un Natale tra cozze, calimocho e il Signor Spock
Kite surf e fondali scoperti
Anche i naufraghi mangiano fagioli
Autunno in Cantabria
Le 8 cose da fare a Barcellona
Madrid low cost #1
Madrid low cost #2
Madrid low cost #3
Madrid low cost #4
Turistas "entre Comillas"
600 Km in bici
Un Natale tra cozze, calimocho e il Signor Spock
Kite surf e fondali scoperti
Anche i naufraghi mangiano fagioli
Autunno in Cantabria
Nessun commento:
Posta un commento